Le Patrone dell’Associazione

Santa Maria di Betania, 15 aprile

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Alla scuola di Maria di Betania

“Perché questo spreco?”. Nella Settimana Santa con il

card. Giacomo Biffi (dalla riflessione nel corso della processione delle palme, Basilica di S. Petronio del 23/03/1997, Bologna)

“Perché questo spreco?”. Questa domanda ci porta a Betania, la sera del Sabato prima dell’ingresso in Gerusalemme. Era stato preparato un convito in onore di Gesù; ma era un convito senza allegria. C’era nell’aria – impalpabile e inafferrabile – l’odore dell’odio e del tradimento.

Maria, la sorella di Lazzaro, per dissipare questa atmosfera decide di compiere un insolito e clamoroso gesto di affetto.

Prese “un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato… di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’olio profumato sul capo” del Signore (Cf Mc 14,3).

“Tutta la casa si riempì del profumo” (Gv 12,3): e così tutti – anche chi non era nella sala, anche chi si trovava in cucina – si accorgono della pazzia di Maria. L’amore vero non bada alle opinioni malevoli di nessuno, ma non può farsi conoscere da tutti.

Tutta la casa di Dio, tutta la Chiesa è avvolta dal profumo di Maria sino alla fine del mondo. Tutta la Chiesa ha imparato dalla sorella di Lazzaro che senza un amore diretto, personale, vivo per il Signore Gesù e per la sua gloria, niente ha valore, niente conta, niente è autentico nel cristianesimo: nemmeno l’attenzione ai problemi umani, nemmeno l’attivismo benefico, nemmeno la partecipazione ai travagli del nostro tempo.

Ma c’è sempre qualcuno che non capisce. C’era allora e c’è oggi; c’era a Betania e c’è nella cristianità del nostro tempo. Non capisce che si possa dare qualcosa dei propri beni per rendere onore al Signore; non capisce che si possa dedicare un po’ del proprio tempo a contemplare il Signore nella preghiera; non capisce che si possa consacrare tutta la vita unicamente a Cristo. Non capisce insomma le esigenze, la logica, il linguaggio dell’amore.

“Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darlo ai poveri” (Mc 14,5). È il ragionamento del “piuttosto”, e lo ascoltiamo spesso anche ai nostri giorni.

“Piuttosto che andare in Chiesa, è meglio fare del bene agli altri”. “Piuttosto che costruire un altare è meglio costruire delle case”. “Piuttosto che sciupare il tempo nelle preghiere, è meglio lavorare a qualcosa di pratico”.

Perché “piuttosto”? Perché non si può fare tutto? E perché non si dice mai: “Piuttosto che spendere i soldi ad andare a sciare o al mare, o piuttosto che comprare il motorino è meglio soccorrere i bisognosi? Perché non si capisce che proprio un immediato e appassionato amore per il Signore Gesù è sempre stato l’impulso più efficace a ogni opera di solidarietà verso i fratelli, come ci insegnano tutti i grandi santi della carità?

Non mettiamoci alla scuola di Giuda; mettiamoci alla scuola di Maria di Betania che, con gli occhi resi acuti dall’innocenza del suo cuore e dall’intensità del suo affetto, penetra nei giorni futuri e vede Gesù umiliato, schiacciato, crocifisso, come lo contempleremo noi nei prossimi giorni. È lui il “povero” da soccorrere con un po’ d’amore.

“Erano infuriati contro di lei” (Mc14,5), ci ha detto il Vangelo. Ma Gesù, difendendola, ci imparte una lezione da non dimenticare: “Lasciatela stare; perché le date fastidio? … In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il Vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto” (Cf Mc 14,6.9)

 

Barattolo di Nardo

Signore Gesù,
voglio essere per te
come quel barattolino di olio di nardo
che Maria riversò sui tuoi piedi.

Voglio essere come nardo
per camminare con te,
amare con te le persone che incontriamo quotidianamente;
voglio essere strumento di rivelazione della tua presenza.

Dal mio profumo tutti devono sentire che tu sei qui.
Dal mio profumo tutti si devono accorgere della tua presenza,
del tuo amore.

Consumami tutto Signore;
non lasciare che nessuna goccia vada sprecata.
Riversami dove tu vuoi;

fa’ che il mio agire, il mio diffondere la tua presenza
parta sempre da te e non avvicini amori fatui, amori leggeri.
Io come quell’olio e come Maria ho scelto la parte migliore
che non mi verrà tolta.

Aiutami ad afferrarti Gesù.
Non permettere che la vita e i suoi buffi e strani andamenti mi stacchino da te.
Ho trovato un tesoro, una perla preziosa;
non posso sprecare una così bella e grande occasione.

Santa Maria Maddalena, 22 luglio

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Maria Maddalena – Alda Merini

Forma che è in me piena di sapore e di morte,

questo iniquo connubio angelico

sopra un corpo caldo di baci.

Chi avrebbe mai detto

che mi avrebbero lapidata?

Ma tanto la mia bellezza

era un vuoto a perdere.

Stesa per terra, sporcata dai loro baci,

io guardo il cielo.

Nessuno ha mai capito,

mentre baciavano il mio corpo nudo,

che il mio sguardo era altrove,

che non provavo nessun piacere,

che entravano e uscivano dal mio corpo

senza alabarde,

guerrieri del nulla,

che combattevano una guerra

che io sola avevo vinto.

Il loro modo di baciare il mio corpo

era un modo come un altro per non parlare,

ma tu, Gesú, mi hai parlato,

e non hai visto soltanto le mie labbra,

ed è strano che il mio labbro

che non ha baciato nessuno

profumava di fiori.

Come mi hai amato, Signore,

come mi hai posseduta con la parola.

La tua parola mi ha dato un brivido

per tutto il corpo.

Non c’erano né leziosità né catene:

tu non volevi toccarmi,

in quel momento, Gesú,

ero tua madre giovane,

coronata dallo sguardo di Dio.

Lo so, mi avresti stretta al cuore,

e tutte le piaghe

che hanno inferto questi stupratori

si sono richiuse.

Era un corpo piagato fino allo spasimo,

eppure su quelle ferite

continuavano a buttare il sale

del loro disprezzo.

Come bruciavano le mie ferite, Signore.

Ma a un certo punto

io ho sentito il balsamo del tuo sguardo

e sono stata piena di oli e profumazioni.

Ero cosí intatta, Signore,

davanti al tuo sguardo

che tu hai visto e scelto

la prima discepola.

Tu hai guarito le mie piaghe, Signore,

le piaghe del mio spirito.

E cosí io sciolgo i miei capelli, Gesú,

per carezzarti i piedi,

affinché diventino un lino

che ti deterge dalla stanchezza.

Tutti credono che tu abbia percorso la Galilea,

ma gli altri non sanno

quanto cammino hai fatto.

Tu non hai camminato, Gesú,

sei volato sui monti e sugli abissi,

aquila dallo sguardo feroce e benevolo.

Tu non hai calpestato solo la terra

ma il cielo.

E mentre gli altri ti pensano comodo,

assiso ad una mensa,

non capiscono che tra poco non ci sarai piú,

perché sta scritto

che volerai verso il Padre tuo.

L’errore dell’uomo

è di credere che tu finirai i tuoi giorni

come qualsiasi essere mortale,

ma poiché sei il germe della creazione,

ma poiché vieni da molto lontano,

tu sei un Dio affaticato.

Il sale delle mie labbra guarirà

le tue molte ferite:

ti sei escoriato i piedi, Gesú,

lascia che te li medichi coi miei capelli,

sentirai nei miei capelli la frescura del lino

e le tue piaghe si richiuderanno.

In verità, Gesú,

non so chi mi abbia partecipato il tuo destino,

ma ti amo e di te so tutto,

come qualsiasi donna

che ama il proprio marito.

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